Sabato, 26 Giugno 2010 02:00

Ru mazzambriglie

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Ru mazzambriglie è il folletto della casa, abita con noi ma solo raramente si rende visibile agli ospiti. Alto 40-50 cm, meno di due palmi, in altri località, a Isernia per esempio, si trova quasi sempre vestito di verde. A Miranda si racconta tutto vestito di rosso, con un cappellino triangolare (ru scazzitte), rosso anch’esso. 

Spesso nelle visioni compare ai piedi del letto delle persone malate, anch'egli sofferente visibilmente solidale e preoccupato, altre volte seduto sui mobili a gambe incrociate, sfuggente e dispettoso come una scimmia. Mia nonna, Santa Marzano, lo vedeva andare avanti e indietro nella stanza da letto (l'unica scelta dallo spiritello per le sue apparizioni) mentre lanciava una palla, ripetendo ritmicamente «Bo-na! Bo-na!». Poi le si avvicinava e battendole una mano sulla spalla le chiedeva: «Signora, che t'abbisogna?». Mia nonna allora terrorizzata dal contatto si ritraeva nel letto e non osando proferir parola inconsapevolmente dava un calcio alla fortuna. Sarebbe bastato chiedere e il folletto avrebbe esaudito ogni desiderio. Per questo almeno la rimproveravano quelli che conoscevano a fondo i mazzambriglie.

La nonna di Antonio Tortola, che abitava su via Duomo, nei dintorni della Chiesa, raccontava come il folletto aperta improvvisamente la porta anche se chiusa a chiave le si parasse dinanzi esibendosi in un prolungato sonoro sberleffo per poi sparire con la stessa rapidità con la quale era comparso.

La nonna di Giovina e Carolina Franceschelli incontrava ru mazzambriglie ogni volta che si recava in cantina. Lo gnomo come la donna arrivava saltava agile e leggero sulle grandi botti e «Drin, drin, drin! Fuuh!»: l’impertinente folletto le era subito addosso e ogni volta con un soffio le spegneva la candela, gettando la donna nella disperazione. «Stu mammocce, m'è stutuata la cannaela»!, si lamentava inutilmente Giovina, mentre tornava al piano superiore sconsolata per aver fatto un viaggio a vuoto presa in giro da quello gnomo impertinente. Anche i vicini sapevano che alla Taverna in casa di Giovina appariva ru mazzambriglie e che a volte usciva all'aperto attraverso la finestrella al piano di strada.

Ru mazzambriglie restava comunque inavvicinabile, oltremodo geloso del suo berretto per recuperare il quale, nel caso l'avesse smarrito o qualche fortunato glielo avesse abilmente sottratto, avrebbe rivelato ogni segreto e elargito qualunque fortuna a chi avesse saputo trattare con lui. Pare infatti che gli gnomi conoscessero il nascondiglio di tesori nascosti e che avrebbero potuto, volendo, far ricca la persona o la famiglia che li ospitava. Non di rado infatti partecipavano dei dispiaceri e delle difficoltà della casa, mostrandosi essi pure afflitti e malinconici.

Dalle apparizioni e dalle abitudini contratte dal folletto in ogni famiglia, sembrerebbe che ru mazzambriglie non è un unico individuo, ma che esistano gnomi diversi in case diverse, come dire che esiste una popolazione di gnomi che abitano ognuno un edificio. Questo lo rende sensibilmente differente dal suo omologonapoletano, o' munaciello, che è lo spirito-fantasma del fraticello deforme figlio di Maricorda, come il padre morto anch'egli assassinato così come racconta Basile in Lo cunto de li cunti a cui sembra rimandare la leggenda partenopea. Il nostro invece ricorda, anche nell’abbigliamento, più gli gnomi laboriosi della tradizione nordica.

Letto 1081 volte Ultima modifica il Martedì, 10 Giugno 2014 12:52

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