Lunedì, 01 Novembre 2010 21:26

La processione del venerdì santo

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Triste e solenne, la processione del venerdì santo lasciava la chiesa quasi sempre all’imbrunire, per farvi ritorno a sera inoltrata. Lumi si accendevano dietro ogni finestra in attesa del passaggio del Cristo morto, mentre il corteo procedeva molto lentamente intonando struggenti canti di dolore.

Ferite, ferite
Ferite quest’alma
Ferite quest’alma
che causa ne fu

recita il più popolare. Essa era preceduta dai tric-trac e dalle racanelle che ne annunciavano il passaggio. Davanti a tutti stavano i soci della Confraternita dell’Assunta, anticamente vestiti dei caratteristici cappucci bianchi, quindi la statua del Cristo morto, portata dagli uomini, mentre la statua dell’Addolorata, tutta vestita di nero, col cuore trafitto da sette spade, seguiva a breve distanza, portata dalle donne. Lungo il percorso le finestre rimanevano illuminate con candele, lampade di fortuna o lampadine elettriche disposte in serie talvolta a formare una croce luminosa mentre dalle abitazioni pendevano i capi migliori del corredo, coperte di filo, di raso colorato, lavori all'uncinetto.
Le campane rimanevano mute in segno di lutto dalla sera del giovedì santo, durante la solenne funzione nella quale si benediceva ru pignùzze — un grosso biscotto di circa 30 cm di diametro in cui era incastonato un uovo con tutto il guscio —, alla mattina del sabato (in tempi più recenti fino alla sera) e si dicevano ’legate’. In questo periodo, l’annuncio delle funzioni religiose era affidato ad una nutrita schiera di ragazzi che per tutto il paese gridava in coro le frasi che l’occasione richiedeva, accompagnandosi con il frastuono dei tric-trac e delle racanelle: «E mó sona la méssa. — E mó sona mise iùrne. — E mó passa la pruggissióne». Essi passavano regolarmente a mezzogiorno, a ventunora, a ora de notte, guidati dai due o tre più grandi che erano riusciti ad impadronirsi del crepitacolo, ru racanellòune, una tavola di legno, spessa e pesante, di 25 x 50 cm circa, sulle cui facce erano incernierate 4 maniglie di ferro, 2 per lato. Si impugnava attraverso un foro oblungo praticato sul lato corto, all’incirca come una borsa della spesa, e si suonava tenendolo in verticale con rapide e opposte rotazioni del polso. Conservato in chiesa, ru racanellòune era simbolo indiscusso di autorità e di guida nel gruppo; i più piccoli, con il permesso dei grandi, riuscivano perciò a battere solo pochi colpi, dopo di che erano nuovamente obbligati a suonare il tric-trac o la racanella.

Letto 6765 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2011 00:06

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