Domenica, 21 Novembre 2010 01:00

Lo stemma di Miranda

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Lo stemma municipale di Miranda è da tutti comunemente individuato facendo riferimento alle due torri. Lo stemma, più complesso, in realtà è quello dei Di Somma, famiglia patrizia del seggio De Capoa, uno dei quattro quartieri nobili più antichi di Napoli e attestata nella città dal 1307. Alcuni pensano che questa famiglia discendesse dai Gualandi di Pisa, altri che derivasse il nome dal monte Somma presso il Vesuvio potendo identificarsi per alcuni con una famiglia Spinelli detta «de Summa» per le consistenti proprietà vantate in quelle terre; altri ancora che fosse famiglia lombarda trapiantata a Napoli ai tempi di Federico II, il quale nel 1239 aveva consegnato in custodia ai baroni di Picerno e Saponara due ostaggi lombardi, Oberto e Percivalle di Somma.

 

I Di Somma furono investiti dei titoli di marchese di Circello nel 1580 e principe del Colle nel 1607, entrambi in provincia di Benevento, ebbero il titolo di conte di Bisaccia in provincia di Avellino, mentre nel Molise ottennero il titolo di duca di Miranda. Tale titolo fu assegnato a Valladolid, in Spagna, il 9 settembre del 1601 a Gio. Battista di Somma e reso esecutivo il 24 novembre dello stesso anno. Intorno al 1500 sulla stessa terra i Di Somma avevano avuto già la baronia (nel 1524 il Barone di Miranda Troiano di Somma è iscritto come benefattore della Santa Casa).
Scrive Scipione Mazzella nel 1601 in Descrittione del Regno di Napoli che «Hoggi è in questa famiglia [Di Somma] il marchesato di Cercello, e ’l ducato di Miranda, le sue armi sono due torri azxure in campo d’oro con alcune onde azzure di sotto». Vittorio Spreti nell’Enciclopedia storico-nobiliare italiana del 1928 per le armi della famiglia riporta «due torri di pietra al naturale fondate nel mare d’azzurro, ondato d’argento» in campo d’oro. Le onde, ben visibili anche nello stemma posto sulla fiancata sinistra della chiesa datato al 1493, nei secoli successivi furono progressivamente ‘dimenticate’, fino a diventare solo un fregio decorativo, trascurato nella maggior parte delle riproduzioni.
Stessa sorte ha subito lo stemma dei Di Somma nel comune di Colle Sannita, in provincia di Benevento, sul cui territorio la famiglia aveva ottenuto il titolo di Principe. Mentre in qualche riproduzione non manca il caratteristico fregio che rimanda alle onde originarie, nello stemma ufficiale del comune due torri al naturale, a tre piani, si elevano in campo azzurro al di sopra di un colle tondeggiante ricco di verde. Anche qui il disegno è inserito in uno scudo.
A Miranda esistono due riproduzioni in pietra, entrambe in via Duomo, dello stemma dei Di Somma, comunemente indicato dalle gente del posto come “lo stemma di Miranda”. La prima si trova murata nella parete sinistra della chiesa madre Santa Maria Assunta. La data che vi si trova incisa 1493 non sembra contestuale alla realizzazione del manufatto, lì posizionato probabilmente in seguito alla demolizione di una porta urbica o di altro corpo edilizio, sembra plausibile in questo la congettura di Carbone. Non sappiamo inoltre se la data si riferisca alla data del posizionamento nella parete della chiesa o alla effettiva costruzione del duomo. In entrambi i casi esso costituisce un termine antequem, nel senso che se la data non attesta l’inizio della fabbrica, alla data dello spostamento (1493) il muro laterale della chiesa era già esistente.
La seconda testimonianza in pietra dello stemma si trova alla fine della via Duomo, finemente scolpito e in altorilievo, originariamente murata nella porta che dava accesso al borgo dalla ‘Casa la terra’. Anche in questo caso, la scritta che vi si legge incisa sopra e sotto lo stemma, “Strada municipale”, sembra aggiunta posteriore.
Un terzo esempio, secondo che riferisce G.B. Masciotta (Il Molise dalle origini ai giorni nostri, vol. III, Il circondario di Isernia, Cav de' Tirreni, De Mauro, 1952) e purtroppo perduto, doveva trovarsi scolpito nella fontana municipale, dono fatto alla popolazione di Miranda nel 1585 da Silvia Di Somma, all’epoca signora di Miranda.
La principale differenza fra le due riproduzioni consiste in una diversa realizzazione dello scudo (di tipo sannitico il primo, francese antico il secondo), rimanendo in definitiva completamente accostabili gli altri elementi del simbolo. Le torri sono in tutti e due i manufatti isolate, a due piani, con porta la piano al piano inferiore e due finestre al piano superiore e in entrambi i casi poggiano sul mare ondato realizzato con tre archi di circonferenza, meglio realizzati e apprezzabili nello stemma murato nell’ex ufficio postale.
È possibile verificare la straordinaria somiglianza di questi stemmi con quello posto sulla facciata della chiesa dell’Annunziata in Napoli, lì posto per volere di Troiano di Somma, promotore della costruzione del campanile della chiesa, uno dei più imponenti di Napoli che portava al proprio interno la campana che non era possibile suonare.
Per essere il principale finanziatore della costruzione del campanile, Troiano (detto a volte anche Traiano o Trajano), allora Barone di Miranda, aveva ottenuto, con pubblico istrumento, che le insegne di famiglia fossero riportate nella costruzione sotto quelle dell’Annunziata e che ogni anno la sua famiglia avesse a ricevere dai Maestri del luogo una candela di cera bianca ornata con le armi dei Di Somma. La posa della prima pietra del campanile avvenne il 7 aprile 1524. Durante la cerimoniada Troiano gettò nelle fondamenta del campanile anche un doppione d’oro. Egli si era impegnato con i Maestri, una volta realizzate le fondamenta e portato il campanile al piano della chiesa, a costruire la parte sopraelevata, spendendo in questa impresa cinquecento ducati all’anno. (Compendio dell’Historia del Regno di Napoli, Napoli, Nella stamperia di Giovanni Gravier, 1771, tomo secondo, p. 232)
Troiano, capitano di cavalleria, era noto ovunque nel regno per l’impegno sociale e per i suoi interventi umanitari, fedele al motto di famiglia che vuole si accresca la fama con le azioni, «famam extendere factis». Annota il Ciarlanti: «Miranda a tempo di Alfonso I [re dal1421] si possedeva da Giovanni di Somma, e li fu successore Troiano suo figliuolo Capitan di cavalli, di cui si veggono molte opere di pietà in Isernia, dove egli habitava, come nelle chiese di S. Francesco dei Conventuali, e di S. Chiara Monache presso la quale havea le sue case (...)» (Gio. Vincenzo Ciarlanti, Memorie historiche del Sannio, Isernia 1644, rist. Forni editore, Sala Bolognese, 1977, pp. 516-517).
Lo stemma dell’Annunziata è sufficientemente antico per essere considerato ‘originale’. I lavori del campanile terminarono infatti nel 1569. Esso si presenta finemente lavorato da una mano probabilmente più esperta di quella che ha realizzato gli stemmi presenti a Miranda, ma nella sostanza identico. Lo scudo utilizzato è lo scudo, mentre le onde sono realizzate con cinque archi e molto bene riconoscibili. Le torri, anche qui isolate e merlate, a due piani, presentano una singola apertura per piano.
Nella raffigurazione proposta dal Mazzella (1601) le torri, sempre a due piani e con aperture in entrambi i settori, sono fra loro unite da un passetto, mentre al di sotto di esse il mare è disegnato realisticamente con tratti curvi e irregolari.
Nei manufatti litici, come è comprensibile, il mare è quasi sempre stilizzato, ridotto a un fregio e scambiato, perciò, per tale (si veda ancora lo stemma scolpito nella cappella di famiglia nella chiesa di San Giorgio a Carbonara), anche se è possibile apprezzare una riproduzione realistica del mare nello stemma della famiglia di Somma in qualche esemplare recente, come quello che si trova a Napoli, nel quartiere Barra.

Il comune di Miranda non risulta aver mai ufficialmente adottato lo stemma a simbolo del comune, piuttosto sembra sia stato assecondata una spontanea tendenza che la gente mostrava a identfificarsi nello stemma dei Di Somma. Agli inizi dell’Ottocento, nel simbolo del comune campeggia infatti una sola torre. Totalmente abbandonato nel periodo preunitario, in quello a ridosso dell’Unità d’Italia lo stemma dei Di Somma fu sostituito dalla croce sabauda e si ritrova nelle forme attuali a partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento. Ancora oggi lo stemma del comune nella versione ufficiale riporta due torri in campo azzurro poggiate su un terreno sassoso (altre volte sospese nel vuoto) prive dell’originario richiamo marino.Tuttavia la percezione del mare, a quanto ho potuto verficare, è completamente assente nella totalità dei mirandesi, mentre tutti richiamano senza difficoltà  le due torri quale simbolo del comune. Il gonfalone del comune, difficile a datare ma in ogni caso non antichissimo, sembra interpretare alla perfezione la descrizione che dello stemma fanno gli abitanti, riportando due torri fondate su un terreno sassoso, con evidente discordanza dalla serie dei timbri in uso in municipio, che già dall’antico presenta un caratteristico ricciolo in basso, a significare, seppure inconsapevolmente, la superficie del mare.
Di più, nell’ultimo decennio lo stemma. forse sulla scorta di operazioni analoghe avvenute in provincia e avviate da Franco Valente con un calendario, sembra essere stato rivisitato senza troppa accortezza e nella sensibilità del grafico che tendeva a semplificare e a mostrare un’immagine più lineare e pulita, il mare, o ciò che il mare ancora ancora rappresentava, ne ha fatto definitivamente le spese.

Duca di Miranda, Di Somma (Enrico Bacco, Il Regno di Napoli, 1620 : 229 sotto la voce signori titolati che sono in regno)
Enrico Bacco, Nuova e perfettissima descrittione del Regno di Napolli, 1619 : 253.

Letto 2614 volte Ultima modifica il Lunedì, 06 Gennaio 2020 13:45

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